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27/01/09 Oggi alle 10.00 verrà diffuso l’IFO tedesco


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Analisi Daily

a cura di: Intesa Sanpaolo S.p.A.

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Da seguire:

Area Euro

– Germania. Stimiamo un indice IFO in calo solo lieve a gennaio, a 82,3 da 82,6. In particolare ci aspettiamo un altro peggioramento della valutazione sulle condizioni correnti, da 88,8 a 86,1. Al contrario, come rilevato anche dall’indagine ZEW, stimiamo un miglioramento nelle aspettative future delle imprese (da 76,8 a 78,6), grazie al consenso raggiunto per l’approvazione di un secondo pacchetto fiscale e al taglio del costo del denaro deciso dalla BCE. Potrebbe trattarsi del primo segnale di stabilizzazione della fiducia delle imprese in Germania.

– Italia. Stimiamo un lieve calo della fiducia dei consumatori a gennaio. L’indice ISAE è visto a 99,3 da 99,6 del mese precedente. Incidono sul deterioramento del clima di fiducia soprattutto le preoccupazioni riguardo le prospettive occupazionali, mentre il duplice impatto del calo dell’inflazione e del taglio del costo del denaro deciso dalla banca centrale dovrebbero offrire parziale supporto.

Stati Uniti

– La fiducia delle famiglie rilevata dal Conference Board a gennaio dovrebbe salire marginalmente a 40 da 38 di dicembre, in risposta al continuo calo del prezzo della benzina, alle aspettative di intervento fiscale a sostegno delle famiglie e al cambiamento di amministrazione. L’indice dell’Univ. of Michigan ha visto tre modesti aumenti negli ultimi mesi, mentre l’ABC ha segnato un ampio calo nell’ultima settimana. Non sembra esserci spazio per una risalita decisa della fiducia, alla luce dell’andamento negativo del mercato del lavoro, delle borse e dei mercati del credito. Tuttavia il crollo dell’indice del Conference Board a dicembre a 38 da 44,7, con la situazione corrente in caduta libera (a 29,4 da 42,3), rende possibile prevedere un miglioramento modesto a gennaio.

Ieri sui mercati

Netto rimbalzo degli indici azionari europei (EuroStoxx +3,67%), guidato dai titoli bancari; rialzo anche dei mercati statunitensi (molto più contenuto) ed asiatici (Nikkei +4,93% grazie alle notizie su nuove misure di sostegno alle imprese). Continua la serie negativa dei titoli di stato: il Bund future chiude a 122,36 (-0,93), segnando il minimo a 122,12. Netto rialzo dei rendimenti in particolare sulle scadenze corte e medie (2 anni +19pb, 5 anni +17pb), associato all’aumento dei tassi impliciti nei futures monetari. Più contenuto il movimento del mercato americano, dove i tassi sono cresciuti di 2-6pb. Prosegue però la flessione degli Euribor, favorita anche dalle condizioni di liquidità accomodanti (Eonia 1,228%). Violento rialzo dell’euro sul dollaro: ieri il massimo di giornata è stato a 1,3206, ma quest’oggi gli scambi avvengono già a 1,3235 (massimo a 1,3259). Il dollaro è debole anche rispetto alla sterlina.

Area Euro

Gonzalez-Paramo (Comitato Esecutivo) ha ribadito che la BCE desidera evitare di rimanere “intrappolata” in una situazione di tassi “troppo bassi”, ma ha precisato che la definizione di tassi troppo bassi non è fissa ma varia nel tempo. Si tratta di quel livello dei tassi (al di sopra dello zero) al di sotto del quale si verificano delle disfunzioni sul mercato monetario. Paramo ha confermato che la deflazione non è un rischio all’orizzonte nello scenario BCE e che i rischi sull’inflazione nel medio termine sono bilanciati. Comunque, a volte, per perseguire l’obiettivo di stabilità dei prezzi (come definita dalla BCE) occorre tagliare i tassi. Paramo ha infine confermato che la BCE sta esplorando la possibilità di assumere responsabilità aggiuntive nella sfera regolamentaria e di supervisione. In un’intervista al FT, Mersch (Banca del Lussemburgo) ha dichiarato che non c’è da aspettarsi che i tassi di interesse nell’Area Euro scendano al livello osservato in altri Paesi, così basso che ridurrebbe l’efficacia stessa della leva dei tassi. Mersch ha precisato che ci sono ancora spazi di manovra, ma che essi stanno diminuendo rapidamente. Secondo Mersch manovre di allentamento quantitativo sarebbero assai complicate nell’Eurozona. Tali dichiarazioni appaiono il frutto di un acceso dibattito interno alla BCE, che sembra orientata a portare il refi sotto il 2% ma non troppo vicino a zero. Il range 1-1,50% è quello in cui con tutta probabilità si collocherà il punto di arrivo del ciclo espansivo. Crescono le chances, nonostante tutti i caveat del caso, che si possa arrivare all’estremo inferiore di quest’intervallo.

Stati Uniti

Le vendite di case esistenti nel mese di dicembre sono aumentate a 4,74 mln di unità ann., da 4,45 mln di novembre. Gran parte dell’aumento riguarda unità uni-familiari (+7% m/m). La variazione mensile è di +6,5% m/m dopo -9,4% m/m: il dato di dicembre va quindi letto con cautela e non è un’indicazione di inversione di trend: le vendite restano ben al di sotto dei livelli della prima metà dell’anno, quando si erano stabilizzate intorno a 5 mln di unità. Inoltre, il 45% delle vendite deriva da immobili pignorati, con una forte concentrazione geografica nell’Ovest. Il prezzo mediano delle vendite è sceso del 15% a/a.

L’indice dei leading indicators è aumentato a dicembre di 0,3% m/m, con un contributo positivo dalla dinamica degli aggregati monetari e dell’inclinazione della curva dei rendimenti.

L’indice di attività della Chicago Fed, CFNAI, ha registrato un marginale aumento della media a 3 mesi che a dicembre è salita a -2,4 da -2,56 di novembre. L’indice puntuale a dicembre ha segnato un peggioramento a -3,26 da -2,78 di novembre.

Strauss-Kahn, managing director dell’IMF, ha detto che lo yuan è “sottovalutato” e ha affermato che la politica economica cinese dovrebbe spostare il suo focus da una crescita sostenuta dall’export a una crescita maggiormente trainata dalla domanda interna.

Giappone

Il governo giapponese ha annunciato la costituzione di un fondo per acquistare quote di capitale in imprese in difficoltà per la restrizione del credito.


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