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Intervista a Emanuele Bellingeri, responsabile vendite ETF per iShares

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Tratto da FCWorld – 1 Gennaio 2009 – Riproduzione Vietata

L’anno appena trascorso è stato caratterizzato da forti eventi che hanno impattato sui mercati finanziari.

Il settore dei cloni finanziari sembrerebbe aver risentito meno di queste variazioni, ma è effettivamente così? Ci può dire quali sono stati i risultati per i vostri ETF e ne siete soddisfatti?

Anche nel 2008 la crescita degli ETF è stata esponenziale e certamente in controtendenza rispetto alla quasi totalità degli altri prodotti finanziari. Questo trend si è confermato sia a livello globale che in Europa, dove in particolare, a livello di masse gestite, la diminuzione causata dall’effetto mercato è stata completamente compensata da nuovi flussi in entrata. iShares si è confermata ancora una volta leader a livello mondiale sia come asset under management che come raccolta complessiva. In Italia nella seconda parte dell’anno si è assistito ad un significativo incremento della raccolta con circa il 75% di nuovi flussi in entrata. Questo è avvenuto principalmente grazie alla natura dei nostri prodotti che, essendo costruiti per la maggior parte da sottostanti fisici, sono stati preferiti dagli investitori per la maggior trasparenza e per l’assenza di rischio controparte.

Il 2009 si sta aprendo e gli investitori si interrogano su quali assett class sia preferibile rivolgere la propria attenzione. Dal vostro punto di vista privilegiato, quale settore o area ritiene potrebbe dare delle soddisfazioni e perchè?

La completezza della gamma degli ETF quotati in Italia ed emessi da iShares e dagli altri emittenti permette agli investitori di scegliere fra un’ampia gamma di soluzioni d’investimento. Gli ETF che replicano indici obbligazionari sono sempre più numerosi e sicuramente assisteremo ad un incremento dell’utilizzo di questo tipo di strumenti, che andranno ad affiancarsi a quelli che operano nel segmento azionario. Al momento non è semplice fare previsioni sull’andamento dei mercati e diversi sono gli scenari possibili. Compito degli emittenti è fornire risposte alle esigenze di costruzione di portafogli sia semplici che complessi.

L’industria degli ETF nata per coprire le esigenze degli investitori istituzionali, in Italia sembra cominciare ad attirare l’attenzione anche degli investitori retail. Ritiene che il 2009 possa essere l’anno di definitiva consacrazione di questi strumenti anche presso il grande pubblico o questo traguardo dovrà essere rimandato e perchè?

Nonostante l’Italia, a livello di ETF, sia considerato un mercato retail la quota degli asset under management riferibili a investitori istituzionali pesa ancora per circa l’80%. Rispetto ad altri mercati europei, i volumi scambiati su Borsa Italiana dimostrano come gli investitori privati siano molto attivi nell’utilizzo di ETF ma allo stesso tempo la maggior parte degli scambi avviene ancora over the counter da parte di investitori istituzionali. Ci attendiamo un aumento sempre più crescente nell’utilizzo di ETF all’interno di gestioni patrimoniali e di servizi di advisory alla clientela privata. In questo modo l’investitore da una parte beneficia di un utilizzo di componenti di portafoglio trasparenti e poco costosi e allo stesso tempo di un servizio di asset allocation fornito da investitori professionali.

Esiste una sottile diatriba, anche se fortemente sottotraccia, sul modello di sviluppo che gli ETF stanno attuando, dove c’è chi predilige gli ETF standard e chi spinge per i nuovi strumenti strutturati. Qual’è la sua posizione in merito e perchè?

Per l’investitore, sia privato che istituzionale, avere a disposizione molti strumenti è sicuramente positivo. La presenza sul mercato di centinaia di ETF necessita una selezione attenta da parte dell’investitore che deve valutare non solo il singolo prodotto ma anche la qualità dell’emittente. iShares ritiene che gli ETF debbano rappresentare la parte core del portafoglio e che quindi il primo obiettivo per un emittente sia quello di fornire soluzioni sempre più efficienti sui mercati principali per poi arrivare a proporre soluzioni più di nicchia. Noi di iShares ci muoviamo esattamente in questa direzione.

Prevedete di lanciare dei nuovi prodotti nel 2009 e secondo quale filosofia operate nell’operazione di ampliamento della gamma dei vostri cloni?

Dopo aver quotato nel corso del 2008 ben 35 nuovi ETF su Borsa Italiana, iShares sta valutando l’opportunità di ampliare ulteriormente la propria gamma che al momento la vede leader con 80 comparti quotati. Come sempre il driver sarà soddisfare le esigenze dei nostri investitori e non seguire i trend del momento o i mercati più performanti.

Ogni tanto sul mercato degli ETF vengono apportate modifiche in relazione agli obblighi dei market makers e dei quantitativi minimi dei cloni quotati. Qual’è il motivo di queste modifiche? Non si corre il rischio che vengano lette come un problema invece che un vantaggio da parte degli investitori?

Borsa Italiana, gli emittenti e i market makers lavorano costantemente per rendere il mercato più efficiente e per tutelare il più possibile gli investitori. In Europa ci sono ancora spazi di miglioramento e se guardiamo oltreoceano le prospettive sono rosee. Negli Stati Uniti, infatti, il volume degli scambi totali sui mercati azionari e riferibili ad ETF ha superato il 40% e i primi tre titoli più scambiati sono sempre ETF. In Europa dove lo la crescita degli ETF è partita qualche anno dopo, ci attendiamo notevoli miglioramenti in questo senso.

C’è un argomento specifico sul quale vuole porre in particolare l’attenzione e quale?

In Italia si parla sempre più spesso di consulenza sia essa fornita da professionisti indipendenti sia da reti di promotori o strutture bancarie. Negli Stati Uniti è questo il modello di distribuzione più diffuso. Lo sviluppo di questo modello in Italia permetterà agli investitori di ricevere un servizio sempre migliore e di riacquisire fiducia verso le istituzioni finanziarie. Credo che i professionisti del risparmio abbiano tutte le carte in regola per fornire soluzioni migliori rispetto a quelle “fai da te” e che gli investitori privati si debbano rivolgere a istituzioni preposte. Nella costruzione di portafoglio, senza conflitto di interessi, lo strumento ETF trova il suo spazio naturale e sono sicuro che al pubblico retail sarà sempre più data la possibilità di beneficiarne.

ETFWorld- Riproduzione riservata

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