Asset Allocation : Quali prospettive per il 2010 …
di Trevor Greetham, Direttore Asset Allocation di Fidelity International
– Il prossimo anno le materie prime saranno al centro dell’attenzione degli investitori;
– Siamo di nuovo in presenza di condizioni favorevoli a coloro che vogliono investire in azioni, mentre i titoli di Stato rappresentano una fonte di preoccupazione;
– Il basso livello delle correlazioni indica un ottimo funzionamento della diversificazione.
Analisi del 2009
Il 2009 si è rivelato difficile per la maggioranza degli investitori, che ha guardato con diffidenza allo straordinario rally fatto registrare dai mercati nel 2009. Sentenziare che “questa volta è diverso” è pericoloso sia che si parli dei picchi minimi che di quelli massimi di ogni ciclo del mercato azionario, tanto che chi si è rifiutato di vedere qualsiasi parallelismo con la ripresa a V del 1975 se ne sta ora pentendo amaramente.
A mio avviso anche il 2010 sorprenderà gli scettici.
A differenza dei precedenti rally di breve durata e in contesti di mercato ribassista (c.d. bear market rally), questa volta ritengo che ci troviamo di fronte ad una fase rialzista che durerà alcuni anni. Infatti, per la prima volta, il rialzo partito a marzo è stato caratterizzato da un’inversione di tendenza delle azioni confermata dagli indicatori di fiducia delle imprese. Nel 2009 le Autorità sono finalmente riuscite a superare la crisi finanziaria grazie a un allentamento della politica monetaria senza precedenti che è stato in grado di ristabilire la fiducia nel sistema. I pacchetti di incentivi sono stati definiti con l’intenzione di esagerare in eccesso piuttosto che in difetto. Pertanto vi sono concrete possibilità che questa contrazione del ciclo economico possa trasformarsi in espansione.
Dopo aver operato una contrazione della produzione, il taglio delle spese in conto capitale e svariati licenziamenti in previsione dello scenario peggiore allora preannunciato dai dati economici, le Aziende sono state spiazzate dalla rapidità delle politiche di sostegno messe in atto e dal ritorno all’esuberanza sui mercati azionari.
Nonostante la ripresa stia procedendo con una certa lentezza, ciò non vuol dire che non sarà di vasta entità e i mercati hanno iniziato a comprenderlo, certamente molto più velocemente di molti osservatori.
Prospettive per il 2010
Il prossimo anno le materie prime saranno al centro dell’attenzione degli investitori grazie a un’inattesa forza attrattiva rappresentata dalla domanda delle economie sviluppate. Alla luce dei tassi di crescita a doppia cifra fatti registrare negli ultimi anni gli analisti specializzati su tale asset class sono giustamente concentrati sulla Cina. Tuttavia, uscendo dall’attuale fase depressiva, con tutta probabilità anche le economie sviluppate registreranno risultati positivi sorprendenti in termini di crescita. Il loro riapprovvigionamento industriale dovrebbe infatti sostenere in maniera molto significativa i prezzi delle materie prime. Prevedo inoltre anche un incremento dell’interesse all’acquisto da parte degli investitori, favorito dai timori inflazionistici e dalla convenienza dei finanziamenti in dollari. Il panico finanziario è ormai cessato, come dimostrano i ridotti tassi applicati in ambito interbancario. Per la prima volta dal 2007, siamo di nuovo in presenza di condizioni favorevoli per coloro che vogliono investire in azioni, con i mercati emergenti e l’Asia in prima fila. Gli indicatori della crescita globale sono sostenuti, la politica monetaria resta estremamente accomodante e difficilmente l’inflazione rappresenterà un vero e proprio problema a fronte della notevole capacità inutilizzata dell’economia mondiale.
Stranamente, la prima parte del 2010 potrebbe discostarsi, anche se solo apparentemente, da queste previsioni: l’utilizzo di confronti annuali eccessivamente semplicistici sul prezzo del petrolio può innescare infatti a breve termine alcuni timori inflazionistici. In conseguenza di ciò si profila il rischio che emergano di nuovo timori sulla crescita, soprattutto in presenza di un andamento poco sostenuto della ripresa, oltre che di dati sull’occupazione statunitense in aumento a un ritmo più lento rispetto alle previsioni. La presenza di qualche segnale di stagflazione potrebbe far pensare che l’inizio del 2010 segua l’andamento registrato nei primi mesi del 2004 quando l’ultima fase rialzista del mercato azionario si era temporaneamente esaurita. Ritengo che il trend positivo tornerà ad affermarsi non appena i mercati avranno regolato la ripresa su livelli positivi, anche se a un ritmo meno impetuoso.
Il rialzo dei tassi di interesse potrebbe verificarsi prima di quanto si pensi se la crescita globale sorprenderà positivamente, così come mi aspetto. La crescita dei nuovi ordinativi, in un contesto caratterizzato dall’esaurimento delle scorte sia negli USA che a livello mondiale, sembra indirizzata a ripetere il boom del commercio mondiale che si è registrato nel 1975. Ritengo che nel prossimo anno i tassi di interesse di USA e UE seguiranno un andamento divergente, dati i timori della Banca Centrale Europea rispetto al tasso di inflazione primaria (headline) e la maggiore concentrazione della Federal Reserve sui tassi core, esclusa l’energia. Storicamente infatti le istituzioni europee manifestano in genere un atteggiamento più ansioso rispetto all’incremento dei prezzi di quanto facciano quelle americane, che vive invece nel timore della deflazione.
Nel 2010 l’asset class meno favorita sarà il reddito fisso. Gli spread delle obbligazioni corporate restano interessanti, anche se in misura decisamente inferiore rispetto ai livelli di inizio anno quando abbiamo registrato straordinarie opportunità di acquisto che si sono verificate una sola volta nel corso di un’intera generazione. La principale fonte di preoccupazione è però rappresentata dai titoli di Stato. I governi non andranno certo incontro all’insolvenza, in quanto con tutta probabilità la loro posizione fiscale sorprenderà in maniera positiva grazie all’incremento delle entrate tributarie prodotto dalla ripresa economica. Tuttavia i rendimenti sono già molto ridotti, e con tutta probabilità registreranno un incremento con il progressivo esaurimento della politica molto espansiva promossa dalle Banche Centrali.
A mio parere la ripresa dei mercati immobiliari britannico e statunitense proseguirà fino a quando uno shock inflazionistico in senso opposto non produrrà un rapido incremento dei tassi di interesse. La fiducia è in miglioramento e, insieme alla generazione di nuovi posti di lavoro, rappresenterà un elemento chiave a sostegno della ripresa del prossimo anno.
Ritengo che il dollaro subirà ancora una pressione al ribasso alla luce di due fattori. In primo luogo le valute dei mercati emergenti dovrebbero trarre vantaggio dalla ripresa economica globale. Inoltre, se la politica della BCE diventerà più aggressiva, la valuta statunitense farà presumibilmente fatica ad avere la meglio sull’euro.
Passando poi a una realtà più vicina, il rischio principale per la sterlina risiede nelle prossime elezioni politiche da cui potrebbe uscire un Parlamento senza maggioranza. La presenza di un governo di coalizione renderebbe infatti estremamente difficile per qualsiasi partito proporre restrizioni di bilancio alla luce dei timori di scontare questa proposta nella nuova tornata di elezioni che sicuramente ne deriverebbe. La ripresa del mercato economico e immobiliare tende a favorire l’attuale governo; pertanto, al di là delle attuali previsioni dei mercati, le elezioni potrebbero concludersi con un testa a testa finale fra i candidati.
Conclusione
La vasta entità e la non perfetta taratura degli interventi di politica economica adottati nel periodo 2008/2009 non rappresenta una ricetta per la stabilità economica. Dopo il fallimento di Lehman tra i policy maker si è diffuso il panico e ritengo che per un certo periodo assisteremo a un’economia caratterizzata da forti espansioni e repentine contrazioni smorzate, quanto possibile, nel momento in cui i cicli si faranno troppo pronunciati. Questo contesto richiede un’asset allocation tattica particolarmente flessibile, oltre a un approccio agli investimenti di tipo multi-asset. Il basso livello delle correlazioni indica infine un ottimo funzionamento della diversificazione.
Fonte: ETFWorld – Fidelity International






