Secondo Christophe Bernard le azioni dei Paesi emergenti appaiono tuttora preferibili alle obbligazioni, ma cresce l’attrattiva delle blue chips e dei titoli difensivi.
Dopo la glaciazione, arriva il disgelo. Le condizioni prevalenti a fine 2009 confermano che la ripresa economica è in atto, seppure con forti differenze tra le economie del G7 e i Paesi emergenti. L’Asia dovrebbe continuare a ricoprire il ruolo di locomotiva dell’economia mondiale, mentre il modello di crescita occidentale è in affanno. In questo scenario i mercati finanziari hanno ritrovato una certa vivacità e le opportunità di investimento rimangono numerose.
Le azioni dei Paesi emergenti appaiono tuttora preferibili alle obbligazioni, ma cresce l’attrattiva delle blue chips e dei titoli difensivi. La depressione è stata evitata, ma altri rischi estremi potrebbero essere causati dalle forti politiche deflazionistiche.
Una crescita mondiale rivolta all’Asia e ai Paesi emergenti
L’analisi di Patrice Gautry, Capo Economista di UBP, rivela chiaramente che nel 2010 l’Asia e i Paesi emergenti rimarranno i motori dell’attività mondiale. Oltre a un ritorno della crescita è in atto uno spostamento duraturo del centro di gravità dell’economia verso questi Paesi. L’avanzata delle economie della regione asiatica dovrebbe infatti rimanere sostenuta perché fondata su solidi pilastri. D’altro canto il modello occidentale (G7), gravato dal debito e dalla disoccupazione che rappresentano un freno ai consumi, è chiaramente in affanno e il potenziale di crescita di questi Paesi è gravemente compromesso. Stentano inoltre a emergere i fattori che potrebbero subentrare a trainare la crescita, come ad esempio le nuove tecnologie.
In questo scenario la disinflazione si conferma su scala mondiale, pur non escludendo tensioni locali. I disavanzi dei conti pubblici rimarranno elevati nel 2010, soprattutto nei Paesi sviluppati. «L’aumento del debito pubblico è strutturale nei Paesi del G7 – precisa Patrice Gautry -, mentre nei Paesi emergenti il ritmo della crescita accelererà la diminuzione dello stesso». Le Banche centrali dei Paesi del G7 dovranno mantenere politiche ancora accomodanti, pur rimanendo vigili per evitare la formazione, su alcuni asset, di bolle alimentate da politiche troppo lassiste. In conclusione, la recessione del 2009 dovrebbe essere seguita da una crescita moderata che non riassorbirà tuttavia i numerosi squilibri internazionali.
Strategia di investimento: preparare la rotazione all’interno degli asset di rischio
La strategia di investimento di UBP si ispira alle principali tendenze economiche in atto e fa leva sulle azioni delle politiche di bilancio e monetarie. Christophe Bernard, Responsabile della strategia di investimento di UBP, raccomanda dunque di rimanere sovrappesati sugli asset di rischio sino a che le politiche monetarie si confermano accomodanti e gli utili societari superano le aspettative degli analisti. Il Chief Investment Officer di UBP propone di mantenere una sovraponderazione strategica sui Paesi emergenti nei portafogli azionari, ma suggerisce rotazioni tra le diverse piazze finanziarie.
Tuttavia, con l’indebolirsi degli effetti delle politiche di rilancio, Bernard consiglia di riposizionarsi opportunamente sulle blue chips e sui settori difensivi, che offrono un’interessante alternativa alle obbligazioni societarie. Christophe Bernard fornisce anche un’analisi pertinente dei tail risk (i rischi di
eventi estremi), che incombono sui mercati finanziari e sulle diverse economie: la potenziale perdita di fiducia nei governi e nella moneta a corso forzoso costituisce infatti una minaccia che rafforza l’attrattiva dell’oro e deve indurre a cercare protezione nei portafogli diversificati.
L’industria della gestione alternativa, in piena trasformazione, sta iniziando nuovamente a essere proattiva e sta tornando a generare performance. «Gli hedge funds dovrebbero sovraperformare le obbligazioni e persino le azioni – sottolinea Christophe Bernard – in quanto lo scenario diventa più favorevole alla generazione di alfa da parte dei gestori con il netto calo dei premi di rischio sui crediti e sulle azioni». Bernard raccomanda quindi di concentrarsi sulle strategie liquide e, in particolare, long/short e creditizie. Inoltre i gestori event-driven dovrebbero beneficiare della ripresa delle operazioni di fusione e di acquisizione prevista nel 2010.
Fonte: ETFWorld








