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18 Maggiio 2011: Sentiment del mercato


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Negli ultimi 3 mesi i mercati azionari hanno raggiunto un massimo di periodo (a ridosso del 18 febbraio), per poi subire un veloce movimento correttivo esauritosi a metà marzo e quindi risalire a “V” verso i massimi….


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Nella fase di rimbalzo l’azionario Usa ha recuperato forza relativa rispetto all’area euro, frenata dalla rinnovate tensioni sui Paesi periferici e dalle necessità di ricapitalizzazione del sistema bancario.

L’apprezzamento degli indici Usa è avvenuto, come di consueto, contestualmente ai nuovi minimi toccati dal dollaro Usa (contro euro 1,4940).

Da inizio maggio il rimbalzo del dollaro porta con sé veloci e marcate prese di beneficio sulle materie prime, con contestuale alleggerimento anche sul mercato azionario. Il driver del rialzo delle borse e delle commodities rimane la liquidità: dal settembre 2010 con il varo del cosiddetto Qe2 – il secondo round di easing quantitativo – l’azionario è stato infatti supportato dall’abbondante liquidità iniettata nel sistema dalla Fed. Un rialzo poco virtuoso, solo in parte attribuibile agli utili della “corporate america” ed alla crescita economica, visto che la speculazione finanziaria si è sicuramente alimentata della liquidità a costo zero fornita dal carry trade sul dollaro.

Il guadagno dell’S&P500 da inizio settembre al picco del 2 maggio è stato di circa il 32% in dollari, ma solo del 13% in euro: nonostante il buon rimbalzo del dollaro delle ultime 2 settimane, considerando il cambio l’S&P500 è ancora sotto di circa il 4-5% rispetto ai massimi di inizio 2011 e poco sopra i massimi del maggio 2010, un “toro” deboluccio, illusione monetaria a parte.

All’unisono con l’azionario nei mesi passati sono salite le commodities, con la formazione di bolle sui metalli preziosi ed altre materie prime, ora in via di sgonfiamento a partire da argento, petrolio, rame ed oro. La correlazione tra l’espansione del Bilancio Fed negli ultimi 8 mesi ed il rialzo simultaneo di borse e materie prime non è una coincidenza. La Fed ha recentemente deciso di mantenere il proprio bilancio sui livelli correnti: non varerà quindi il Qe3, per evitare il rischio di un’inflazione fuori controllo; ma neppure inizierà un’exit strategy, perché drenare liquidità ora dal sistema rischierebbe di innescare un calo marcato di azioni e materie prime, col rischio di ricadute deflazionistiche che bloccherebbero la crescita. Lo spauracchio rimane la sindrome deflazionistica-recessiva giapponese, da “curare” con una crescita pilotata dell’inflazione e rialzi dei tassi di interesse “ritardati”, in modo da mantenere tassi reali negativi per sgonfiare in termini reali l’imponente debito Usa, a spese dei risparmiatori.

Il picco di liquidità è comunque alle spalle: un rimbalzo marcato del dollaro potrebbe infatti respingere gli indici azionari sui minimi del 16 marzo, col rischio anche di perforarli di alcuni punti percentuali. Operativamente, si conferma quindi l’opportunità di mantenersi liquidi per poi valutare nuovi acquisti sulla correzione (a -7/-12% dai livelli correnti, a seconda degli indici, cfr. analisi indici prec.). La correzione su borse e materie prime dovrebbe consentire la prosecuzione del rimbalzo in essere su Bund e Treasury: il rally del Bund potrebbe essere sostenuto anche da un’eventuale rinnovata tensione sul debito sovrano e sul sistema bancario dei Paesi periferici dell’area euro .

Il recupero del dollaro Usa dovrebbe continuare, in particolare contro euro.

L’indice CRB (materie prime) è destinato a rimanere sotto pressione, con possibili ulteriori discese dai livelli correnti a ridosso di 339 verso 317/20, con estensioni verso il forte supporto in area 295-300; eventuali rimbalzi incontrano una resistenza in area 350/55.


Analisi Montly
a cura di: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella

Autore: Maurizio Milano

Fonte: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella


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