Analisi Daily
a cura di: Intesa Sanpaolo S.p.A.
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Da seguire:
Stati Uniti
– Il CPI a dicembre è previsto in calo di -0,9% m/m, il terzo calo consecutivo (dopo -1,7% di novembre e -1% di ottobre). Su base tendenziale, il CPI passerebbe da 1,1% di novembre a -0,2% a/a a dicembre. Il tendenziale sarebbe negativo per la prima volta dal 1955 (-0,4% ad agosto 1955, l’ultimo mese di CPI negativo fra ottobre ’54 e estate ’55). Il CPI core dovrebbe aumentare dello 0,1% m/m, dopo una variazione nulla a novembre e una negativa (-0,1% m/m) a ottobre. A dicembre il prezzo della benzina ha continuato a scendere (-10,7% m/m), se pure a un ritmo più contenuto che nei due mesi precedenti. I prezzi degli alimentari erano invariati nel PPI di novembre e dovrebbero esserlo anche nel CPI di dicembre. L’abbigliamento potrebbe vedere un calo dopo un aumento a novembre e i servizi sanitari dovrebbero mantenere la dinamica moderata degli ultimi mesi (0,2% m/m). Il passaggio in territorio negativo dell’inflazione tendenziale solleverà timori di deflazione: tuttavia i rischi di calo “eccessivo” dell’inflazione riguardano maggiormente fine 2009 e inizio 2010, quando gli effetti dell’ampio output gap dovrebbero influenzare l’inflazione core spingendola anche sotto l’1%.
– La produzione industriale a dicembre è prevista in calo di -1% m/m, con un forte effetto negativo ancora dal settore auto, ma con contrazioni diffuse a tutti i settori, con l’esclusione delle utilities. L’utilizzo della capacità produttiva dovrebbe ancora calare a 74,7%. La componente produzione dell’ISM ha segnato un minimo a 25,5 a dicembre, da 31,5 di novembre. Il dato di dicembre è il minimo assoluto da quando esiste la serie (1948, il minimo precedente era a 28,1 nel maggio 1980).
– L’indice preliminare della fiducia delle famiglie rilevato dall’Univ of Michigan a gennaio dovrebbe essere di nuovo in calo dopo un rimbalzo a dicembre, con una riduzione attesa a 58,5 da 60,1 di dicembre. Il peggioramento delle prospettive del mercato del lavoro e il continuo calo della ricchezza delle famiglie dovrebbe prevalere sugli effetti positivi derivanti dal calo delle aspettative di inflazione e dalla stabilizzazione del prezzo della benzina.
Ieri sui mercati
La ripresa degli indici azionari statunitensi nel corso della giornata (l’S&P500 ha chiuso a +0,13% dopo un avvio negativo) ha favorito un moderato arretramento dello yen sul dollaro (90,3 quest’oggi) e del dollaro sull’euro (questa mattina in area 1,32), nonché il rimbalzo dei listini in Asia (Nikkei +2,58%) e l’arretramento dei corsi sui titoli obbligazionari. La svolta è connessa all’annuncio di una nuova iniezione di capitale in Bank of America ($20 mld, che portano il totale a $45 mld) e allo sblocco della seconda tranche del TARP per $350 mld. Piani per un nuovo intervento di sostegno alle banche starebbero per essere annunciati anche nel Regno Unito. Il taglio dei tassi BCE è stato in linea con le previsioni e la successiva conferenza stampa ha confermato le aspettative che seguiranno nuovi tagli dei tassi ufficiali da marzo, saltando la riunione di febbraio: le conseguenze sul mercato sono state contenute.
Stati Uniti
Il pacchetto fiscale attualmente in discussione alla Camera ammonta a un totale di 825 mld di dollari per il biennio 2009-10. La camera ritiene di poter avere la legge pronta e approvata entro metà febbraio. Nel pacchetto sono inclusi tagli delle imposte per 275 mld di dollari e aumento della spesa per 550 mld. Fra le spese incluse nella proposta i fondi sono distribuiti su una ampi pluralità di voci 30 mld per la costruzione di autostrade, 32 mld per la distribuzione dell’elettricità, 16 mld per il rinnovo delle abitazioni, 6 mld per il condizionamento climatico delle case, 31 mld per la modernizzazione degli edifici del governo federale, 6 mld per espandere l’accesso a internet, 15,6 mld di sussidio a prestiti per l’istruzione, 20 mld per assistenza alimentare, 43 mld per estensione dei sussidi di disoccupazione, più altre misure. I tagli di imposta e i fondi assistenziali potrebbero avere effetti già a partire dal 2° trimestre, la parte relativa alla spesa inizierà a influenzare la domanda solo a partire dalla seconda metà dell’anno.
L’indice Empire della New York Fed a gennaio è risalito a -22,2 da -28,2 di dicembre, ma nell’insieme l’indagine non dà indicazioni di miglioramento.
L’indagine della Philadelphia Fed è migliorata a gennaio, segnando un aumento dell’indice di condizioni correnti a – 24,3 da -36,1 di dicembre.
I prezzi alla produzione a dicembre sono scesi in linea con le aspettative, registrando un calo di 1,9% m/m (-0,9% a/a). I prezzi core sono aumentati più del previsto, di 0,2% m/m. I prezzi dei beni intermedi core sono scesi di -3% m/m, indicando ulteriori pressioni verso il basso nei prossimi mesi.
I nuovi sussidi di disoccupazione sono aumentati di 54 mila unità nella settimana conclusa il 10 gennaio, a 524 mila da 470 mila della settimana precedente, confermando che il calo registrato nelle settimane precedenti era probabilmente il risultato di difficoltà di destagionalizzazione.
Focus: BCE verso la capitolazione
Come atteso, la BCE ha tagliato di mezzo punto il tasso refi al 2%. Trichet ha segnalato una pausa sui tassi a febbraio ma non ha dato indicazioni su quello che potrà essere deciso da marzo in poi. Riteniamo probabile che a marzo, contestualmente a una nuova revisione verso il basso delle stime sia di crescita che di inflazione, la BCE decida di tagliare nuovamente i tassi. Si potrebbe anche arrivare all’1% a giugno, che rappresenta a nostro avviso un pavimento per evitare di entrare in una situazione di trappola della liquidità.
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