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14/01/09 Questa sera pubblicazione del Beige Book (Fed)


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Analisi Daily

a cura di: Intesa Sanpaolo S.p.A.

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Da seguire:

Area Euro

– Germania. Il dato annuo sul PIL 2008 darà le prime indicazioni su quanto grave è stata la contrazione del PIL nel 4° trimestre e di conseguenza sull’effetto di trascinamento negativo sul nuovo anno. La prima stima sul PIL trimestrale sarà poi diffusa il 13 febbraio (assieme a quella degli altri principali Paesi dell’area euro e dell’Eurozona nel suo complesso). Stimiamo una contrazione del PIL nel 4° trimestre vicina al punto percentuale, dal che deriverebbe un PIL annuo di appena 1,2% nel 2008 (da 2,5% del 2007).

– Francia. I prezzi al consumo sono visti in calo per il sesto mese consecutivo a dicembre, stimiamo di -0,2% m/m
(-0,1% m/m armonizzato) dopo il -0,5% m/m precedente, sulla scia, come il mese scorso e come verificatosi negli altri Paesi dell’area euro, della decisa flessione dei prezzi energetici. L’inflazione annua scenderebbe così a 1,1% da 1,6% a/a e a 1,5% da 2% a/a, se si considera l’indice armonizzato. I rischi su questa previsione, e sull’andamento dell’inflazione nei prossimi mesi, sono tutti verso il basso.

– Italia. La produzione industriale è vista ancora in calo a novembre (-1,3% m/m) dopo quelli registrati a ottobre (-1,1% m/m) e settembre (-2,1% m/m). Su base annua stimiamo un calo di -4,7% a/a (corretto per i giorni lavorativi) dopo il -6,9% a/a del mese di ottobre; poiché novembre2008 ha avuto un giorno lavorativo in meno rispetto allo stesso mese del 2007, la caduta sarà più accentuata nei dati grezzi (stimiamo a -10,9% a/a da -6,7% a/a precedente). Ipotizzando un nuovo calo a dicembre, anche tenendo conto del ricorso alla cassa integrazione, in alcuni settori (in particolare nei mezzi di trasporto), la produzione sarebbe in rotta per una contrazione di quasi il 4% t/t negli ultimi tre mesi dell’anno (da -2,1% t/t precedente). Pertanto, aumentano i rischi di una contrazione del PIL nel 4° trimestre dell’anno vicina al punto percentuale su base congiunturale.

– La produzione industriale nell’area euro è vista in calo di -2,3% m/m a novembre (a meno di forti sorprese dall’Italia) dopo la già decisa flessione dei due mesi precedenti (-1,8% m/m a settembre e -1,2% m/m a ottobre). Su base annua l’output scenderebbe così a -6,2% a/a (da -4,9% a/a), ai minimi dal 1993; ma i rischi su tale previsione sono verso il basso visto che è molto probabile una revisione al ribasso sui dati precedenti. L’output sarebbe così in rotta per una contrazione di -3,7% t/t negli ultimi tre mesi dell’anno (da -1,2% t/t del periodo luglio-settembre).

Stati Uniti

– I prezzi all’import a dicembre dovrebbero scendere di -5,2% m/m, dopo -6,7% m/m di novembre, segnando il quinto calo consecutivo e portando la dinamica tendenziale a -9,4% a/a, vicino al minimo di fine 2001 (-9,1% a/a) e al minimo storico per la serie (che esiste dal 1983). Negli ultimi sei mesi la dinamica tendenziale dei prezzi all’import è in caduta libera, dal massimo di 21,4% a/a di luglio, massimo storico della serie. Il forte calo dei prezzi all’import riflette anche il deprezzamento del dollaro avvenuto fino a metà dicembre. Il cambiamento di trend sul dollaro dovrebbe influenzare i prezzi all’import di gennaio, ma non quelli di dicembre.

– Le vendite al dettaglio di dicembre sono previste in calo di 1,4% m/m, spinte verso il basso dal calo dei prezzi dei carburanti e dalla debolezza della domanda. Le vendite ex-auto dovrebbero registrare un calo uguale a quello dell’aggregato totale, alla luce dei dati sulle vendite di auto, pressoché invariate a dicembre (10,3 mln da 10,2 mln di novembre), con un modesto effetto prezzo negativo. Le vendite di benzina saranno ancora in ampio calo, considerando che il prezzo medio delle benzine ha registrato una riduzione del 10% nel mese di dicembre. Le vendite settimanali hanno segnato una dinamica molto debole (-0,6% m/m per l’indice Redbook) con politiche di forti sconti dei venditori (le vendite nominali in calo possono essere il risultato congiunto di prezzi in calo e domanda debole). Resteranno ampiamente negative le vendite di materiali da costruzione, la cui dinamica negativa ha accelerato nell’autunno.

– La Fed pubblica il Beige Book in preparazione per la riunione di fine gennaio. Il rapporto segnalerà ulteriore contrazione dell’attività, diffusa a tutte le aree e a tutti i settori. I segnali sul mercato del lavoro dovrebbero rimanere ampiamente negativi.

Ieri sui mercati

Permane la pressione al ribasso sull’euro, che dopo essere stato scambiato temporaneamente sotto quota 1,32 dollari è rimbalzato nella notte fino a 1,3313. Persiste anche la pressione sugli spread sovrani nella zona euro, alimentata ieri dall’outlook negativo attribuito da S&P al debito pubblico del Portogallo (AA-). Gli indici azionari recuperano nel pomeriggio parte delle perdite segnate nella mattinata; andamento contrastato per le borse statunitensi; lieve rialzo per il Nikkei questa mattina.

Area Euro

Germania. I due principali partiti di maggioranza hanno raggiunto l’accordo per l’approvazione di un nuovo pacchetto fiscale da 50 miliardi di euro su due anni, pari all’1% del PIL (ma non è ancora chiaro se tale cifra utilizzi interamente nuovi fondi o se il pacchetto “core” ovvero considerato in termini di impatto sui saldi pubblici sia più basso, intorno ai 35 miliardi). Si tratta del secondo piano di stimolo dopo quello approvato a novembre, che mobilitava risorse per 32 miliardi ma che andava a incidere sui saldi per 12 miliardi ovvero appena lo 0,25% del PIL. Nel caso in cui tutte le risorse mobiliate corrispondessero a nuovi fondi, il Governo andrebbe così a sfruttare per intero il margine di manovra (l’1,3% del PIL) concesso agli Stati nazionali dell’Unione Europea. Si tratta della manovra fiscale espansiva più importante dal dopoguerra. Sulla base di quanto reso noto sinora, il pacchetto comprende: 1) un vasto programma (17 miliardi) di infrastrutture pubbliche; 2) un importante pacchetto di tagli fiscali, per un totale di 18 miliardi.

Stati Uniti

Bernanke, in un discorso su “crisi e le risposte di policy”, ha delineato la strategia di politica monetaria della Fed, ora che lo strumento dei tassi non è più utilizzabile. Nell’elenco degli strumenti a disposizione della banca centrale Bernanke ha indicato due categorie, 1) la comunicazione, con cui la Fed può influenzare il tratto lungo della curva attraverso l’influenza sulle aspettative per i tassi a breve e 2) gli strumenti di sostegno al credito e all’economia attraverso l’utilizzo del bilancio della banca centrale. In questa seconda categoria rientrano i) i programmi di offerta di liquidità per le istituzioni finanziarie, ii) i programmi di finanziamento diretto ai debitori e alle imprese non finanziarie, offerti dalla Fed per ovviare all’interruzione della trasmissione della liquidità dalla banca centrale all’economia; iii) i programmi di acquisto di titoli a lungo termine. La strategia di espansione del bilancio della Fed viene definita da Bernanke “credit easing. L’utilizzo dei persi tipi di strumenti a disposizione della Fed per aumentare la dimensione dell’attivo del bilancio influenza in modo perso l’economia e il funzionamento del credito, pertanto la stance di politica monetaria in questa fase non può essere riassunta con un solo indicatore come le riserve in eccesso. Bernanke sottolinea anche che l’intervento fiscale in fase di discussione ora contribuirà in misura importante a sostenere la crescita nel breve termine. Tuttavia la ripresa non sarà sostenibile se non verranno sanati i problemi del settore finanziario e delle banche. Su questo fronte saranno necessarie ulteriori iniezioni di capitale e potrebbe essere necessario trovare un modo per eliminare gli asset “tossici” dai bilanci delle banche. Il discorso di Bernanke indica che alla riunione del FOMC di fine gennaio la Fed non adotterà un obiettivo sulle riserve ma manterrà aperti i canali di finanziamento dell’economia attraverso i programmi già annunciati, dando eventualmente maggiori informazioni sulla strategia di acquisto di titoli a lungo termine.

Il saldo di bilancia commerciale a novembre si è ridotto più di quanto atteso, scendendo a 40,4 mld di dollari da 56,69 mld del mese di ottobre. In termini reali, il saldo dei beni è sceso a 39,46 mld da 45,61 di ottobre. Ipotizzando un saldo invariato a dicembre, il contributo del canale estero alla crescita del 4° trimestre sarebbe quasi nullo. Il saldo di novembre ha avuto un forte contributo negativo dal crollo dell’import di petrolio (-16 mld di dollari totali, di cui 13 mld per il petrolio). Le esportazioni sono scese del 5,8% m/m (-7,2% m/m per i beni), con un calo ampio e diffuso a tutti i settori con l’eccezione dell’aeronautica civile. Le importazioni sono scese del 12% m/m (-13,9% per i beni) e del 7,8% per i beni al netto del petrolio. Anche per le importazioni l’unico settore positivo è quello dell’aeronautica civile.

Le vendite settimanali rilevate nella settimana conclusa il 10 gennaio da Redbook sono scese del 2,3% m/m e quelle rilevate da ICSC mostrano un aumento di 0,7%.


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