Analisi Weekly
a cura di: Cfx Intermediazioni
… criticità della situazione a livello globale. Gli indicatori congiunturali per l’area Euro mettono in luce il rallentamento dell’attività economica: nel terzo trimestre 2008 la crescita del Pil nell’eurozona è stata negativa e pari a -0,2 punti percentuali. Nel secondo trimestre si era attestata sempre a -0,2%.
La seconda stima di Eurostat conferma dunque la precedente e, così, il fatto che l’eurozona si trovi ufficialmente in recessione tecnica. Le previsioni relative al primo e al secondo trimestre del 2009 stimano invece il Pil in diminuzione rispettivamente dello 0,4% e dello 0,2%. Drastica anche la riduzione degli ordini all’industria tedesca in novembre, che sono calati del 6% rispetto al mese precedente, mentre su base annua la contrazione è stata del 27,2%. Altri dati davvero preoccupanti sono quelli relativi alla fiducia di industrie e consumatori per il mese di dicembre: l’Economic sentiment ha toccato quota 67.1 dal precedente di 74.9, mentre il Consumer sentiment ha registrato quota -30 da -25 del mese precedente. A novembre, inoltre, è aumentata la disoccupazione nelle quindici nazioni aderenti all’euro (eccetto la Slovacchia, che è entrata il 1° gennaio), salita al 7,8%, con +0,1% rispetto a ottobre e +0,6% rispetto al novembre 2007.
Dati leggermente inferiori nei 27 Paesi dell’Unione europea: 7,2% in novembre contro il 7,1% del mese precedente e il 6,9% di un anno prima. Insomma, il quadro che si delinea è quello di una crisi i cui sviluppi restano per la gran parte ancora misteriosi. Dall’altra parte dell’Oceano, il discorso di ieri del presidente eletto Barack Obama ha ribadito l’urgenza e la necessità di un nuovo piano di interventi a sostegno di famiglie e imprese. Mercoledì l’Adp, un noto istituto di richerche statistiche americano, ha comunicato che a dicembre i posti di lavoro sono diminuiti di 693 mila unità; il dato è stato il piu’ alto in assoluto nella storia dell’indice e peggiore sia rispetto al mese precedente (-476mila) che rispetto alle previsioni degli analisti (-450mila). Wall Street ha chiaramente reagito molto male e con forti perdite: il Dow Jones ha lasciato sul terreno il 2,68%, il Nasdaq ha perso il 3,24%; l’eurusd ha interrotto la sua corsa al ribasso.
Le richieste di sussidi di disoccupazione pubblicate ieri sono risultate migliori delle attese, mentre i nonfarm payrolls sono diminuiti di 524mila unità, in linea con le attese degli analisti che si attendevano un calo di 525 mila unita’. Il tasso di disoccupazione e’ salito al 7,2%, il valore piu’ alto dal 1993, contro il 7% delle stime degli analisti. Per quanto riguarda la politica monetaria, da segnalare il fatto che la Bank of England, come ampiamente atteso dagli analisti, abbia tagliato ieri il tasso di riferimento di mezzo punto percentuale, portandolo dal 2% all’1,50%.
Con la decisione di ieri la BoE ha però non solo dato ragione alle aspettative, ma ha anche fatto registrare un record davvero storico in senso assoluto: i tassi di interesse britannici sono ora, infatti, al livello più basso da quando, nel 1694, fu fondato l’istituto centrale dal re William III. A questo punto, tra tassi bassissimi e sterlina debole, per l’economia britannica non ci sono più margini d’azione. Rimane da capire che cosa fa la Bance Centrale Europea la prossima settimana (riunione e annuncio del livello dei tassi di interesse previsti per giovedì prossimo).
Nel suo primo discorso pubblico di quest anno, Trichet si è dichiarato consapevole della gravità della crisi che sta colpendo il cuore del sistema finanziario e ha sottolineato come siano indispensabili nuovi interventi per superare la fragilità attuale senza però mettere in discussione l’economia di mercato. Secono il Presidente della BCE, è necessario un “cambiamento di paradigma” nell’economia globale, un passaggio dal concetto di equilibrio di breve termine del mercato finanziario ai concetti di sostenibilità nel medio-lungo periodo, capacità di resistenza agli shock, capacità di superare gli squilibri globali attraverso politiche strutturali e fiscali appropriate.
Il numero uno della BCE non ha però fornito alcuna indicazione sulle prossime scelte di politica monetaria.
Principali tassi di cambio
Euro – Dollaro:
Settimana di sofferenza per l’euro che subisce il ritorno di un dollaro capace di rompere l’ importante supporto a 1,4800 e riportare la quotazione al minimo di 1,3310 prima del rimbalzo in area 1,3600.
La forza di vendite sull’ eurodollaro scatenata su quel punto di rottura conferma la forza del biglietto verde di contenere il rimbalzo della moneta unica del mese scorso, supportata da un movimento di doppi massimi e minimi discendenti, e la difficoltà per l’eurodollaro di consolidare i livelli di prezzo intorno alla media 2008, in area 1,4185.
Nonostante i dati congiunturali decisamente negativi evidentemente la fiducia verso la nuova politica economica di Obama spinge gli investitori a posizionarsi a favore di dollaro nell’aspettativa che sia proprio la pisa statunitense così come la sua economia a tirarsi fuori per prima dalla bufera della recessione. D’altra parte ci si aspetta le mosse della Banca Centrale Europea che con un probabile taglio dei tassi spingerà nuovamente l’euro al rialzo oltre la quotazione stimata fino a settimana scorsa sopra 1,4000 e magari intorno a livelli mediani. I livelli di supporto in attesa della volatilità sulla decisioni della BCE sono inpiduati a 1,3300 – 1,3115 – 1,3055. Le resistenze 1,3535 – 1,3660 – 1,3750
![]() |
Supporti: | ||||||||||||||||||||||||
Euro – Yen:
Settimana decisamente pro yen quella passata dove il movimento ribassista ha permesso alla pisa giapponese di ritracciare oltre 7 figure rispetto ai livelli di apertura del mercato.
Come nel confronto con il dollaro anche in questo caso il deprezzamento dell’euro si configura in un movimento caratterizzato da doppi massimi e minimi discendenti con rotture di supporti importanti quai 125,20 e 123,70.
In attesa dell’intervento dell’autorità monetaria europea sui tassi dell’ Eurozona vengono riviste al ribasso le stime di crescita dell’euro che pone l’attenzione a livelli di supporto a 121,00 – 119,20 – 117,80. Le resistenze che potrebbero rallentare la crescita dell’euro, e la relativa volatilità a cavallo della decisione della BCE, sono inpiduate 122,60 – 125,20 – 127,60.
![]() |
Supporti: | ||||||||||||||||||||||||
Dollaro – Yen:
Forte volatilità sul dollaroyen con volumi nuovamente tornati su livelli interessanti. Il grafico settimanale traccia un cono con punta massima 94,60 dopo lo strappo rialzista del dollaro ad inizio della seduta di lunedì sul supporto di 91,80 e confermato il giorno successivo.
Tale importante supporto registrato anche ad ottobre sul rimbalzo del dollaro dai minimi di periodo ha permesso al ritracciamento dello yen di consolidare il suo movimento rompendo al ribasso e riportandoil USDJPY in area 90.
La pisa giapponese resiste dunque all’urto del dollaro che si riposiziona in un banda di oscillazione tra 89,50 e 91,00 quali rispettivi supporti e resistenze.
![]() |
Supporti: | ||||||||||||||||||||||||
Dollaro – Franco Svizzero:
Prosegue il trend rialzista di breve periodo del dollaro sul franco svizzero.
Il supporto 1.0420 si è rivelato efficace per invertire l’apprezzamento della pisa svizzera e per riportare il usdchf ai livelli di agosto settembre, ovvero prima della bufera finanziaria. Il rally del biglietto verde ha subigto il ritracciamento a metà seduta settimanale da parte del franco svizzero ma l’ultima giornata di contrattazioni ha confermato la spinta del cambio verso l’importante resistenza di 1.1135.
Qualora la rottura fosse decisa il dollaro potrà spingersi nuovamente sopra 1.1250, massimo settimanale, e portarsi sopra 1.15. Supporti interessanti restano 1.1040 – 1.0890 -1.0695 soprattutto se la stessa volatilità di queste ultime giornate si confermerà nella prossima settimana.
![]() |
Supporti: | ||||||||||||||||||||||||
Sterlina – Dollaro:
Estrema volatilità per la pisa UK che dopo l’uscita dei dati della Banca centrale d’Inghilterra sul taglio da 0.5 punti percentuali del costo del denaro strappa al rialzo rompendo i livelli di resistenza di medio periodo a 1,5080 e 1,5240 fino al massimo di 1,5372.
La manovra espansiva della BOE ha dato dunque ossigeno alla sterlina che comunque resta a livelli di quotazioni minimi, dai quali è possibile uscire se il movimento rialzista della sterlina si consoliderà oltre 1,5500 e poi rompera 1,5700.
La congiuntura negativa e il rallentamento dell’attività economica non aiutano, ma una nuova rottura della resistenza a 1,5280 potrebbe supportare l’inversione del trend bearisch di lungo periodo.
![]() |
Supporti: | ||||||||||||||||||||||||
L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa
e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Fonte: Cfx Intermediazioni.com













