Analisi Weekly
a cura di: Cfx Intermediazioni
La recessione globale si aggrava ulteriormente: l’ultima cattiva notizia in ordine cronologico arriva dagli Stati Uniti, dove il Pil nel quarto trimestre del 2008 ha subito una …
contrazione pari a 6.2 punti percentuali, il peggiore risultato degli ultimi 25 anni. Le attese per il primo trimestre del 2009 sono altrettanto negative: si stima un rallentamento pari almeno al 4%. Sempre negli Stati Uniti, a febbraio la disoccupazione negli Usa è salita all’8,1%, contro il 7,9% previsto dagli analisti: il dato più alto mai registrato dal dicembre 1983.
L’economia statunitense ha perso in totale 4,4 milioni di posti di lavoro da quando è iniziata la recessione nel dicembre 2007. Le banche centrali continuano a ridurre il costo del denaro: questa settimana è stata la volta della BCE (-0.5%, livello attuale 1.5%), della BoE (-0.5% livello attuale 0.5%) e della BoC (-0.5% livello attuale 0.5%), mentre la RBA ha scelto di fare una pausa, dopo 5 riduzioni conscutive.
Né gli interventi di politica monetaria ultra espansiva né i plurimiliardari interventi a sostegno dell’economia, purtroppo, hanno fino ad ora ridato ossigeno al sistema; per vederei i primi risultati bisognerà aspettare il 2010, anno in cui il Pil dovrebbe ricominciare a crescere.
Non si interrompre il flusso di dati macroeconomici negativi: le esportazioni restano in caduta libera, calano i consumi, la produzione industriale non dà segni di stabilizzazione, il credit crunch pesa sugli investimenti, tanto del settore privato quanto su quello delle imprese.
Nel mondo dei mercati finaziari prevalglono pessimismo e avversione al rischio: gli indici azionari segnano nuovi minimi e ogni rally rialzista sembra destinato ad avere vita breve. Stesso mood sui mercati valutari, dove la migliore performance della settimana è stata quella del dollaro americano, che ormai è considerato una safe-haven currency (ruolo che apparteneva tipicamente allo Yen). Il greenback beneficia del deflusso dagli asset rischiosi in valuta estera (soprattutto emergenti), così come la divisa giapponese aveva beneficiato dell’unwinding dei carry trades.
Principali tassi di cambio
Euro – Dollaro:
Prova a reagire la valuta europea nella giornata di venerdi dopo il test dell’importante supporto in area 1.2500.
Il cross mantiene una impostazione di debolezza e non sono da escludere nelle prossime giornate nuove spinte ribassiste con possibile test dell’area 1.2440/1.2400 che se violata aprirebbe la strade per una nuova fase ribassista con obiettivo i minimi di ottobre in area 1.2375/1.2320.
Importante per la settimana sarà la tenuta del supporto 1.2400 livello dal quale potrebbe iniziare un un recupero dell’euro con obiettivo l’area 1.2700 prima e 1.2880 successivamente.
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Euro – Yen:
Si mantiene in trend laterale il cross EURJPY con supporto in area 121.70 e resistenza a 126.00.
Solo la rottura del canale laterale ci dirà nelle prossime giornate dove si realizzera il movimento direzionale.
Una rottura al rialzo dei 126.00 potra spingere l’euro al test delle resistenze in area 127.50 prima e 129.70 successivamente.
Diversamente il cedimento del supporto in area 121.70 se confermato aprirà lo spazio per un ritracciamento verso l’area 120.30 prima e 117.80 successivamente.
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Dollaro – Yen:
Nuovi massimi di periodo per il Dollaro conto la valuta Giapponese.
Il trend rimane impostato al rialzo come confermato a livello di analisi tecnica dalle principali medie mobili e dalla serie di minimi e massimi giornalieri ascendenti.
Da valutare con attenzione l’area di resistenza posta 99.60 poiche una sua mancata rottura rialzista potrebbe segnalare per il brevissimo periodo un possibile movimento di ritracciamento.
I primi supporti sono posti in area 96.80 prima e successivamente in area 94.20 e 92.70.
A livello di analisi tecnica, il movimento ribassista se dovesse realizzarsi sarà da valutare come fisiologico movimento di Pull Back a conferma del trend primario rialzista.
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Dollaro – Franco Svizzero:
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Sterlina – Dollaro:
GBP/USD
Anche la BoE ha tagliato i tassi, da 1,00% a 0,50%, segnalando che questo è l’ultimo taglio e dando inizio al quantitative easing in senso stretto. Il taglio era ampiamente scontato dal mercato e di conseguenza la sterlina non ha sfondato il livello 1,40. Ciò non significa che sia già svanita del tutto la possibilità di riavvicinare temporaneamente almeno i minimi di gennaio in area 1,40-1,35: i dati del 1° trimestre saranno infatti ancora molto negativi e potrebbero fornire lo spunto. Interessante visionare giovedì 12 la pubblicazione dell’Inflation Attitudes Survey: in caso di ulteriore diminuzione dell’inflazione attesa per il 2009-10, aumenterebbero le probabilità di ulteriore indebolimento della divisa britannica.
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L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa
e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Fonte: Cfx Intermediazioni.com













