al settore immobiliare, nonchè indicatori di fiducia europei e americani. L’attenzione è stata concentrata anche sulla riunione della BCE. Come ampiamente atteso, il tasso di firinanziamento è rimasto invariato all’1%. Nel commentare il rallentamento del credito (i prestiti al settore privato hanno rallentato all’1,8% a/a a maggio, ai minimi dall’inizio di rilevazione della serie nel 1991), Trichet ha evidenziato la necessità che le banche prendano misure appropriate per rafforzare ulteriormente la base del loro capitale e, dove necessario, scelgano di utilizzare le misure di sostegno adottate dai governi, soprattutto per quel che riguarda la ricapitalizzazione; così facenddo, gli istituti potrebbero trasmettere l’espansione del credito al resto dell’economia. Il numero uno dell’Euro Tower ha comunque confermato che la politica della BCE è mirata ad agevolare la ripartenza del credito bancario. Gli indicatori di fiducia hanno fatto registrare un ulteriore miglioramento (in qualche caso, deciso) rispetto al 1° trimestre, ma restano coerenti con una contrazione dell’attività produttiva (rimangono tutti al di sotto dei 50 punti), sia pure a ritmi inferiori a quelli assolutamente straordinari visti tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. Inoltre, i segnali di ripresa nell’Eurozona non appaiono genuinamente endogeni, ma piuttosto legati ad un rimbalzo tecnico (dovuto all’esigenza di ricostituire i magazzini dopo il taglio epocale dell’output a inizio anno). Il ciclo economico europeo resta assai dipendente, vista la non brillantezza della domanda interna, dall’evoluzione del contesto negli Stati Uniti e in Asia; a tal proposito occorre anche specificare che il ciclo nell’eurozona appare in ritardo di qualche mese rispetto a quello americano e asiatico.
Dall’altra parte dell’oceano la notizia più importante è stata senza dubbio il calo superiore alle attese dei non farm payrolls, diminuiti in giugno di 467 mila unità (consenso: -375 mila). L’employment report mostra come la situazione del mercato del lavoro sia ancora decisamente critica: il tasso di disoccupazione è destinato a crescere ancora nei prossimi mesi. Sui mercati valutari ancora una volta l’avversione al rischio ha avuto un ruolo centrale, insieme ai rumors relativi al ruolo primario del dollaro americano come valuta di riserva e di scambio internazionale. Alcuni dei grandi paesi esportatori sono già ampiamente convinti della necessità di ridurre la propria esposizione in dollari, ma la strada del loro disimpegno sarà meno diretta di quanto si immagina sui mercati. Anche l’interesse di Cina, Russia e Brasile per le emissioni di obbligazioni in DSP da parte del Fondo Monetario Internazionale testimonia la crescente preoccupazione per il futuro del biglietto verde. Una delle curiose leggende che circolano con variabile insistenza da mesi è che le autorità monetarie cinesi potrebbero improvvisamente decidere di ridurre la propria esposizione al rischio Stati Uniti cambiando la composizione delle proprie riserve valutarie. Se questo dovesse realmente accadere, ilcrollo della domanda ufficiale cinese di attività finanziarie in dollari scatenerebbe un severo deprezzamento del greenback.
Principali tassi di cambio
Euro – Dollaro:
Questo cross è caratterizzato dall’assenza di un trend marcato e prolungato, rialzista o ribassista che sia. Dal punto di vista fondamentale, almeno in parte, ciò è coerente con il mantenimento di politiche monetarie sia da parte della Fed, sia da parte della BCE, che tenderanno a tenere i livelli dei tassi ufficiali molto bassi per lungo tempo. Non appare molto probabile che si vadano a rivisitare i massimi 2008 (1,60 EUR/USD) o i minimi 2008 (1,23 EUR/USD) o addirittura li si superi. Questo non dovrebbe però impedire che nel frattempo l’EUR/USD possa intraprendere almeno temporaneamente un ritracciamento ribassista verso 1,35-1,30, in caso di rottura del supporto posto a quota 1.3730.
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Euro – Yen:
La globalizzazione della crisi economico-finanziaria sembra complicare in questa fase l’instaurarsi di trend che siano allo stesso tempo marcati e protratti, ma soprattutto durevoli. Anche l’eur/jpy si trova in una fase di mercato laterale: il canale di oscillazione è compreso tra 133.50 e 136.80. Il cross si trova nella parte più bassa del trading range ed un’aventuale rottura del livello inferiore aprirebbe la strada nel breve periodo ad un trend ribassista al di sotto di quota 130.
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Dollaro – Yen:
In contro-tendenza rispetto ad euro e sterlina, ma identicamente a come aveva fatto allo scoppio della crisi nell’estate 2008 e anche successivamente (ovvero in correlazione positiva con il dollaro) lo yen si è deprezzato nel 2° trimestre, sebbrene in maniera non costante, del 3,8% contro dollaro e del 7,8% contro euro. Questo movimento va imputato principalmente all’evoluzione dell’avversione al rischio, ma anche a ragioni da carattere fondamentale: la recessione in Giappone nel 2009 sarà molto più grave che negli Stati Uniti, area Euro e Regno Unito. La divisa giapponese dovrebbe iniziare a cedere mano a mano che la risk aversion dovesse andare stabilizzandosi, anziché oscillare come ha fatto ultimamente all’interno di un range di valori considerabili “medio/bassi” e non propriamente “bassi”. Ciò, unitamente ai deboli fondamentali a al livello dei tassi di interesse più bassi che altrove (Stati Uniti compresi), riporterebbe finalmente il cross in area 100.
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Dollaro – Franco Svizzero:
Il franco svizzero ha chiuso la settimana praticamente invariato rispetto ai livelli di apertura, dopo aver toccato però un minimo a quota 1.07. La volatilità del cross risulta piuttosto elevata: Thomas Jordan, membro del Consiglio Direttivo, ha annunciato che la Banca Nazionale Svizzera continuerà ad intervenire ad hoc per contrastare un eccessivo apprezzamento della divisa nazionale. La BNS cercherà di far aumentare la domanda di prodotti svizzeri, continuando a mantenere il suo tasso di cambio più basso rispetto ad euro e dollaro americano. Il cross si trova per ora nella parte alta del canale di oscillazione, ma se dovesse riportarsi in area 1.07 il mercato potrebbe inizare ad attendersi un intervento da parte dell’istituto centrale
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Sterlina – Dollaro:
Anche la sterlina nel 2° trimestre si è apprezzata contro dollaro, come ha fatto l’euro, ma molto più di quest’ultimo, nonostante i tassi BCE siano il doppio di quelli BoE. In base alle attese di crescita 2009/2010, ci aspettiamo quest’anno una recessione più profonda nel Regno Unito che negli Stati Uniti e che anche per l’anno prossimo si prospetta una ripresa più debole dell’economia britannica. Sia in base a queste considerazioni di carattere economico-fondamentale, ma anche in base alle
indicazioni di analisi tecnica, la sterlina appare sopravvalutata rispetto al biglietto verde ed è nell’aria una correzione, che potrebbe spingere il cross verso il range 1,60-1,55
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L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa
e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Analisi Weekly
a cura di: Cfx Intermediazioni
Fonte: Cfx Intermediazioni.com













