Puntualmente il mese di ottobre segna l’inizio di una debolezza per i mercati azionari con gli investitori intenti a prendere profitto dopo la migliore performance trimestrale di ogni tempo…..
Che gli indici fossero arrivati su livelli importanti era abbastanza chiaro ma soprattutto la velocità e la forza con cui sono saliti è fonte di preoccupazione. Il feroce recupero borsistico infatti si scontra con un quadro economico ancora con molte luci ed ombra e con il problema occupazione che al momento sembra non trovare soluzione. Come dire che il processo di ristrutturazione ha effettivamente migliorato i conti aziendali ma una diminuzione dei consumi legati alla disoccupazione (principalmente in America) rischia di non supportare una ripresa. Dall’altra parte il settore bancario, principale imputato della crisi, deve le sue performance ad attività di trading piuttosto che ad un ritorno al ruolo storico di banca come supporto aziendale ed erogazione del credito.
Dopo aver sostenuto il mercato con ogni mezzo per avere un buona chiusura trimestrale non sorprende perciò la correzione dei principali listini arrivati su livelli di resistenza impossibili da superare (50% ritracciamento di tutta la discesa 2007-2009 livelli pre-lehman e presenza di medie mobili importanti) in particolare con il serbatoio a secco.
Il quadruplo massimo sull’indice Dax a 5760 è significativo della mancanza di spinta dei mercati, peraltro già avvertita a metà settembre quando la violazione di resistenze importanti non aveva dato il via ad una accelerazione, assieme alla presenza di significative divergenze con gli oscillatori che invitavano alla cautela. Detto del Dax anche il Dow Jones ha dovuto fare i conti con l’importante area di resistenza rappresentata da quota 10000 mentre l’ S&P500 è stato fermato da 1075/80.
Pur in presenza di un quadro che rimane ancora positivo in quanto la sequenza rialzista di minimi e massimi crescenti non è stata interrotta, nel breve/medio (nei prossimi due mesi) sembra possibile assistere ad una correzione dei listini che potrebbe spingersi fino a 5160 di Dax 8900/9000 di Dow Jones e 970/75 di S&P500 livelli che corrispondono con i massimi di maggio-giugno 2009 che avevano fermato il rialzo e coincidono con il ritracciamento del 50% di tutta l’ultima gamba ascendente partita a metà luglio.
Su questi livelli è possibile assistere ad una reazione e sperare in una chiusura positiva dell’anno in corso. Una perdita di questi valori dovrà invece essere considerata come un fatto estremamente negativo approfondendo notevolmente la correzione e aprendo scenari a tinte fosche.
In ottica generale bisogna guardare con attenzione all’indice delle borsa cinese che sembra anticipare i movimenti degli altri mercati con mesi di anticipo come dimostra l’inizio del recupero con un minimo a novembre 2008 e il massimo segnato lo scorso luglio.
Il FtseMib si allinea alla situazione internazionale dimostrando ancora una volta una scarsa indipendenza fermando il rialzo sulla forte resistenza rappresentata da 23700. Pur in presenza di uno scenario positivo ma in ritardo rispetto a quasi tutti i principali indici che hanno recuperato circa metà del loro valore perso nella rovinosa caduta partita del 2007 mentre Piazza Affari ha recuperato meno di un terzo, la presenza di un quadruplo massimo a 23700 e la perdita del supporto a 22700 parte bassa della fase laterale di distribuzione delle due ultime settimane, apre la strada ad una fase di debolezza che potrebbe spingere i prezzi in prima battuta verso 21500 e quindi verso 20700/21000 massimi di maggio giugno 09 e che corrisponde al 50% di ritracciamento dell’ultimo movimento rialzista.
Anche nel caso italiano la perdita di area 21000 indicherebbe che la crisi cominciata con il fallimento di Lehman è tuttaltro che finita approfondendo la discesa fino a 17600.





Fonte: Filippo Ramigni
– Aste – L’Italia colloca il nuovo BTP 4,25% 03/2020 per un ammontare di 4-5 mld, e riapre rispettivamente per 2-2,5 mld e per 1,5-2,25 mld il BTP 2,5% 07/2012 e il CCT 07/2016.
Area Euro
– L’operazione di rifinanziamento a 1 anno dovrebbe chiudersi con un’allocazione di fondi inferiore ai 442 mld dell’asta del 22 giugno, dato il miglioramento delle condizioni di mercato monetario e, soprattutto, il calo dei tassi a brevissimo termine che nel frattempo è intervenuto. La stima di consenso è di 135 mld. L’asta sarà condotta a tasso fisso e senza l’applicazione di uno spread sul refi.
– L’indice di fiducia economica della Commissione UE offrirà un quadro più completo sulla situazione ciclica nell’area euro. Il ritmo della ripresa sembra aver rallentato a fine estate stando alle indagini nazionali che hanno mostrato aumenti inferiori alle attese in Germania, Belgio e Olanda. L’indice sintetico è visto in salita a 81,8, da un precedente 80,6. Se confermato, il dato lascerebbe la media per il 3° trimestre a 79,5, da un precedente 70,2 coerente con una contrazione meno pesante del PIL nei mesi estivi.
– Italia. L’indice delle retribuzioni orarie contrattuali è visto mantenere una crescita annua stabile a 2,1% a/a ad agosto. Si tratta di un deciso rallentamento dal picco di 4,3% a/a toccato a gennaio. Le retribuzioni contrattuali potrebbero rimbalzare lievemente fino a 2,8% a/a nei mesi autunnali, per effetto dell’applicazione di incrementi previsti, ma c’è il rischio di un successivo rallentamento sotto il 2% tra fine 2009 e inizio 2010, per via degli effetti ritardati dell’aumento in corso della disoccupazione.
– Italia. La fiducia delle imprese manifatturiere è vista in aumento per il sesto mese consecutivo a settembre. Stimiamo l’indice ISAE a 76,6, da 74,8 precedente. La fiducia è ormai in deciso recupero dal minimo di marzo (62), pur rimanendo ben al di sotto della media storica (88,2). Il dato sarebbe coerente con il recupero di fiducia visto negli altri Paesi europei. Confortante il fatto che, a partire dal mese scorso, il miglioramento abbia cominciato a riguardare le valutazioni delle imprese sugli ordini, mentre fino ad allora il recupero era guidato soprattutto dalla fase di decumulo dei magazzini.
Stati Uniti
– La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a settembre dovrebbe salire a 55 da 54 di agosto. Nelle ultime settimane gli indici di fiducia non hanno segnalato nuovi miglioramenti: la fiducia dovrebbe oscillare nel range ristretto degli ultimi quattro mesi (47,4-54,8). Ad agosto l’indagine del Conference Board aveva registrato un ampio aumento della componente aspettative (+10,1), mentre quella corrente si era riportata solo sul livello di luglio (+1,6, a 24,9). Anche gli indicatori del mercato del lavoro erano migliorati ad agosto senza segnare nuovi massimi (a -40,9 ad agosto, risultato meno brillante che a maggio, a -38,1).
Ieri sui mercati
Le tensioni sullo yen hanno suggerito alle autorità monetarie nipponiche una correzione di tiro: Fuji ha affermato che gli attuali movimenti dei cambi sono “naturali”, ma che potrebbe agire se diventassero abnormi; in ogni caso, non ha mai sostenuto né uno yen forte, né uno yen debole. Il rimbalzo degli indici azionari ha brevemente riportato il cambio euro/dollaro verso 1,465, con massimi a 1,4680. Dollaro fra 89,5 e 90,6 yen, ampiamente sopra i minimi di 88,23 toccati nella notte fra domenica e lunedì. La sterlina, scesa fino a 1,576, in seguito è rientrata fra 1,5870-1,5960. Dollaro australiano sostenuto anche da voci di rialzo dei tassi a novembre e dicembre. Calo dei rendimenti sui titoli di stato, nuovamente più marcato sulle scadenze lunghe delle curve. Stabili i corsi delle materie prime, con moderati rialzi per il petrolio ($0,69 per la prima scadenza del Light Crude Future).
Area Euro
Germania. A settembre l’indice dei prezzi al consumo è calato di 0,3% m/m, più debole delle stime di consenso ma in linea con la nostra previsione. Sull’anno i prezzi al consumo calano di 0,2% /a e di 0,3% /a sulla misura armonizzata. La flessione dei prezzi è riconducibile al rientro delle pressioni sui prezzi delle benzine ed alimentari freschi. L’inflazione tedesca dovrebbe tornare positivada fine 2009.
Italia. La fiducia dei consumatori ha continuato a salire a settembre, battendo ancora una volta la più rosea delle previsioni. L’indice è così arrivato a 113,6 (da 111,8 di agosto), arrivando ai massimi da oltre 7 anni. Peraltro, il miglioramento riguarda più la valutazione sulla situazione economica generale del Paese che non la situazione personale degli intervistati, migliorata solo lievemente a 125,9 da 125. Continuano a salire (rimanendo comunque al di sotto dei massimi toccati a marzo) le attese sulla disoccupazione.
Stati Uniti
Il Chicago Fed National Index, l’indice composito del ciclo costruito sulla base di ben 85 diversi indicatori, è tornato a scendere ad agosto (a -0,90) dopo aver toccato a luglio (a -0,56) un massimo da gennaio 2008. Il peggioramento è dovuto principalmente agli indicatori sul mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione è salito di 3 decimi a 9,7%). L’indicatore è su livelli ancora recessivi ma segnala un deciso attenuarsi della recessione rispetto ai primi mesi dell’anno.
Giappone
L’inflazione ad agosto è scesa a -2,2% a/a; al netto di alimentari freschi l’indice scende a -2,4% a/a. La misura sottostante (ex energia e alimentari) segna -0,9% a/a. Anche i dati di Tokyo per settembre vedono ancora cali marcati.
L’indice di fiducia delle piccole imprese è salito a settembre a 43,5 da 41,8, in aumento continuo dai minimi di 24,9 di gennaio.






