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11/09/08 Il Rosso e il Nero: Rondini nel cielo; Ma niente primavera fino a primavera


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C’è una nota serie di incisioni di Esher del 1938 in cui si vedono pesci nell’acqua che, man mano si alza o sguardo, si tramutano con modifiche impercettibili in uccelli nel cielo. Come in tutto il lavoro di Escher maturo si studia e si gioca sull’illusione ottica per mostrare che è l’occhio a costruire la realtà e non la realtà a … {accesstext mode=”level” level=”registered” noaccess=”Registrati per leggere tutta la notizia”}

11092008 1.jpg imporsi sull’occhio.

In una fase estremamente complessa e aperta per l’economia, il sistema finanziario e i mercati, accanto ai numerosi pesci sott’acqua (tra cui gli squali della crisi sistemica e i pescecani del credit crunch) che vediamo tutti, qualcuno comincia a ritenere di vedere rondini in cielo che annunciano la primavera. Sentiremo spesso, nei prossimi mesi, concetti che ruotano intorno al peggio che sta passando e all’inizio della fine della lunga crisi (Greenspan e Bill Gross l’hanno detto in questi giorni). Pesci e uccelli, a un certo punto, conviveranno, come si conviene alle fasi di transizione. Prima di vedere se il peggio è passato è bene definire il concetto, che viene usato in due modi.
Ci serviremo dell’alfabeto. Nel primo senso, più intuitivo, il peggio passa quando la crisi è a V e ci si trova al vertice e alla discesa segue una netta ripresa. Crisi di questo tipo c’erano nell’Ottocento e ci sono anche oggi se si tratta di semplici fluttuazioni cicliche senza implicazioni di sistema. In un altro senso si può però dire che il peggio passa se da una crisi a Y si passa a una crisi a U.
La Y è una crisi che a un certo punto prende velocità e precipita in crisi sistemica. Senonché quella che di venerdì appare una Y, di lunedì (dopo gli annunci della Fed o del Tesoro di misure straordinarie e salvataggi) appare una U in cui la velocità della discesa si attenua. Si scende ancora, per carità, ma l’aereo in picchiata è tornato sotto il controllo del pilota, il che non è poco e legittima un grande miglioramento dell’umore. Quelli che continuano a vedere solo i pesci sostengono in queste ore che
1) la crisi può ancora essere benissimo a Y
2) che se proprio vogliamo sforzare il lobo occipitale a leggere in rosa quello che gli manda la retina possiamo ipotizzare una crisi a L, in cui a un certo punto si finisce di scendere ma non si risale più
3) nel migliore dei casi possibili è una crisi a W, in cui stabilizzazione e recupero sono temporanei e sostanzialmente illusori. A noi sembra di scorgere qualche rondine in cielo, ma è ben noto che una rondine non fa primavera.
Siamo, se ci si concede l’immagine, in transizione verso la transizione. Siamo ancora nella parte verticale della U e vediamo segnali che fanno pensare che non sia lontana la parte curva (ma sempre discendente). In più, non dobbiamo dimenticare che l’avere disinnescato le due bombe atomiche di Fannie e Freddie non significa che non ci siano altre bombe lungo la strada capaci, in circostanze sfortunate, di dirottare la U in Y. Quali siano le rondini è presto detto. La prima è il rallentamento della discesa del prezzo delle case, che sta già avvenendo da solo e al quale dovrebbe dare un contributo (grande o piccolo si vedrà) il pacchetto di sostegno a Fannie e Freddie. Cè un bel mucchio di soldi che le due agenzie potranno usare per comperare altri mutui dalle banche. Le banche, si spera, rifileranno alle due agenzie i mutui scadenti e, con il ricavato, concederanno nuovi mutui che dovrebbero dare un poco di ossigeno alla domanda di case, sostenendone il prezzo. Va poi ricordato che ora le due agenzie dipendono direttamente da uomini di Paulson, che potranno così decidere di salvare questa o quella banca rilevandone i mutui. Lo faranno a prezzi di mercato, ma in questo momento già garantire un mercato a chi deve vendere è fargli un enorme favore. Avremo così, oltre ai salvataggi bancari della Fed,
quelli del Tesoro. La seconda rondine è il dollaro. Nei cambi, di regola, i giochi sono a somma zero e i vantaggi degli uni sono compensati dagli svantaggi degli altri. Nel mondo reale fa però una bella differenza che la valuta perno del sistema, il dollaro, sia alla deriva o abbia invece la forza di concedere sollievo all’Europa e all’Asia (Cina esclusa) in difficoltà. Dalle prese di posizione del Fondo Monetario, dell’Ocse e dell’Europa sembra di capire che la rivalutazione del dollaro ha ancora un tratto da percorrere, magari verso quell’1.35 che due anni fa, quando venne toccato in salita, venne definito perfetto livello di equilibrio di lungo periodo da 11092008 2.jpgGreenspan, allora ancora governatore, e dal Fondo Monetario. E’ probabile che a un certo punto (forse verso fine anno se, come dice Trichet, l’Europa inizierà una debole ripresa dalla crescita zero quando l’America sarà invece ancora in decelerazione) ci sia un ritracciamento. Per il momento, però, il recupero del dollaro fa comunque più bene che male al sistema. La terza rondine è il petrolio. La decisione odierna dell’Opec di limitare l’offerta è stata accompagnata da dichiarazioni saudite che fanno capire che l’obiettivo è stabilizzare, non fare risalire il prezzo. I sauditi rivendicano del resto di avere fatto grossi sforzi per aumentare la produzione e fare scendere il prezzo, che si trova ora ai livelli di inizio anno (anche se le azioni del settore sono molto al di sotto e incorporano quindi un’ulteriore discesa del greggio). Che il petrolio sia una rondine è però oggetto di dibattito. Qualcuno dice che la sua debolezza è segno della malattia dell’economia globale, così come era un segno di salute il rialzo di tutte le materie prime tra il 2002 e il 2007. A parer nostro il rialzo è segno di salute solo se originato da uno shock da domanda (e quando diventa invece originato da uno shock da offerta come è stato sempre più evidente negli ultimi mesi è segno di malattia).
All’inverso, un ribasso del greggio è segno di malattia (ma ne è anche cura) se originato solo da una riduzione ciclica della domanda. E’ invece segno di salute se originato da uno shock da offerta positivo (come il recente aumento della produzione Opec) o da una riduzione permanente della domanda per maggiore efficienza nell’utilizzo. Al momento sono presenti sia i segni di malattia sia quelli di salute del sistema, ma questi ultimi ci sembrano più importanti.

La quarta rondine, di cui non si parla molto, è l’aumento della produttività. Per anni si è pensato che il grande aumento che si era verificato nel 2001-2002 non si sarebbe potuto più verificare. Allora, infatti, le imprese venivano da anni grassi ed euforici in cui avevano assunto troppo. In questo modo potevano facilmente migliorare i margini con una drastica cura dimagrante di licenziamenti o blocco delle assunzioni. Negli ultimi anni abbiamo invece tutti notato che le imprese, scottate dalla recessione del 2001, si sono guardate bene dal mettere su peso. Dimagrire, quindi, sarebbe stato in futuro molto più difficile. E invece è avvenuto, almeno finora. La quinta rondine discende dalla quarta ed è la tendenziale stabilizzazione degli utili, dovuta a sua volta al picco delle svalutazioni bancarie che, verso metà 2009, potrebbero iniziare finalmente a ridursi. Questa è la conclusione di vari studi di Goldman Sachs pubblicati negli ultimi giorni e a cui rinviamo. La cosa che ci incuriosisce, al di là del merito degli studi, è che vengono da un gruppo di strategist che, al contrario di molti loro colleghi giulivi che ancora parlano di SP a 1500 e anche di più per fine anno, si sono fin da inizio anno posizionati sulla fascia più bassa delle stime (76 di Eps ) rivelatasi poi la più vicina al vero.

La sesta e ultima rondine è un corollario del salvataggio di Fannie e Freddie. E’ il fatto che questa amministrazione, che sarà in carica fino a fine gennaio, ha mostrato, all’occorrenza, di non essere ideologica e di sapere tirare fuori i soldi (così come aveva già mostrato abbondantemente la Fed). Per inciso (un inciso molto importante) non è assolutamente vero quello che molti ripetono in questi giorni e cioè che Fed e Tesoro non hanno più soldi da spendere per altri salvataggi o pacchetti fiscali. In particolare il Tesoro ha ancora molto spazio. Il pacchetto di salvataggio di Fannie e 11092008 3.jpgFreddie, nelle stime con i piedi per terra, è stimato allo 0.5 per cento del Pil. La Seconda Guerra Mondiale, tanto per avere un metro di paragone, costò il 25 per cento del Pil per più anni. Il professor Rogoff ci insegna del resto che le tipiche crisi bancario-immobiliari dell’ultimo mezzo secolo costano all’erario anche 3-4 punti di Pil. Quanto alla presunta esplosione dello stock di debito degli Stati Uniti in seguito all’assunzione di responsabilità sul debito delle Gse, si vedano due pagine di oggi di Drew Matus di Merrill Lynch. Matus ricalcola il debito includendo anche le attività, non solo le passività, di Fannie e Freddie. Del resto, inciso nell’inciso, non ci è mai stato chiaro perchè ci sia tutta questa attenzione ossessiva sul debito pubblico lordo e non si calcoli mai, per valutare la solidità del debitore, il debito netto. Matus arriva a un debito americano al 37 per cento del Pil (Germania e Francia sono sopra il 60). Aggiungiamo che è tutto debito in dollari. Tutte queste rondini non fanno una primavera perché i prossimi due trimestri saranno comunque molto duri. Il flusso di notizie macro sarà negativo. A intervalli molto brevi si susseguiranno crisi bancarie che terranno con il fiato sospeso i mercati. Di fronte ai 5.4 trilioni di stato patrimoliale di Fannie e Freddie qualsiasi altro soggetto in possibile crisi è piccolo, ma il numero di banche in crisi aumenterà rapidamente e farà correre brividi nella schiena dei mercati.

Al momento rimane più facile giocare su un deterioramento della situazione che su un suo capovolgimento. I rimbalzi saranno legati a nuovi minimi sul petrolio, a dati in miglioramento sull’inflazione e al rallentamento (se proseguirà) della discesa dei prezzi delle case. La fase di inversione del ciclo, sui mercati, non sarà necessariamente una tranquilla transizione in cui il cielo si rasserena e gli uccellini riprendono a cantare. Sarà probabilmente una fase tumultuosa, fatta di false partenze e volatilità. La primavera arriverà con i suoi tempi naturali e forse bisognerà aspettare addirittura l’estate. Prima, però, ha da passare un lungo inverno.

Analisi Weekly
a cura di: Abax Bank
Autore: Alessandro Fugnoli

Fonte: Abax Bank

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